Di Vanni Vignes

C’è un solo elemento veramente efficace per zittire le chiacchiere e spostare l’attenzione su ciò che realmente conta: il campo. E per fortuna stasera la Salernitana sarà di nuovo in scena sul prato verde dell’Arechi, contro un avversario, il Cittadella che ironia della sorte, ha suonato il primo vero campanello d’allarme per questa squadra, un girone fa. Ventura che abbandonò la panchina prima del fischio finale fu un immagine eloquente, un segnale chiaro che il mister intese mandare alla squadra, o forse più probabilmente alla società. E si, la società. La principale colpevole agli occhi della piazza di una situazione stagnante che si protrae ormai da anni. Agli occhi della piazza, beh, probabilmente agli occhi un po’ di tutto il mondo del calcio se proprio vogliamo essere onesti. Le storture, gli errori, le incomprensibili scelte effettuate da questa dirigenza, o meglio, da un unico e solo plenipotenziario dirigente che tutto muove e tutto tace, non possono avere come contraltare il pagamento puntuale degli stipendi. Anche perchè i tifosi che è bene ricordarlo erano, sono e saranno l’anima e l’essenza di questo sport, non “campano” con gli stipendi di questa società. Magari lo farà qualche “strimbellone” cortigiano che ha vita pubblica breve, del resto morto il Re, la corte cambia. Ma questi non rappresenta la tifoseria, in realtà costoro sono esattamente l’antitesi rispetto alla “gente”. Il tifoso “campa” di passione, di amore, di sogni, di voli pindarici, tutti elementi che poco hanno a che vedere con gli stipendi. Il tifoso ha bisogno di esaltarsi e deprimersi, di volare alto e poi magari anche di cadere giù, perchè no. Ma una vita sportiva passata a strisciare NO, quella il tifoso non la accetta, non la può accettare. Il Salernitano poi è particolare, ammettiamolo. Una storia sportiva fatta per lo più di delusioni e tradimenti ne hanno fatto, strano ma vero, il popolo probabilmente più “malato” d’Italia per la squadra della propria città. E si perchè la Salernitana, nonostante tutto, la si respira ovunque, sempre. Nei bar, negli uffici, nei quartieri, il momento è sempre buono per parlare della partita, di questo o quel giocatore, della prossima trasferta o dell’arbitro appena designato. E’ così da sempre. E tutto questo, lo ribadiamo, ha poco a che vedere con il pagamento degli stipendi o con le forniture di palloni nuovi. Tornando al campo però, questa linea sportivo-bancaria quest’anno ha fatto i conti con un gruppo di ragazzi costruito per galleggiare e con un tecnico che, guardatisi in faccia, hanno deciso di provare ad andare oltre. Il megadirettoregalattico probabilmente non si aspettava che Lombardi rendesse come ha fatto, che Kyine maturasse cosi in fretta, così come Karo, Maistro, che Djuric andasse per la prima volta in carriera in doppia cifra e che Ventura le indovinasse spesso, soprattutto in fase di crescita e maturazione del gruppo. Del resto, scegliere per il rilancio di una piazza così blasonata l’unico tecnico della storia capace di non qualificare la nostra Nazionale al mondiale, aveva fatto un po’ strorcere il naso a tutti. Ed invece ad oggi la Salernitana è li, ancora li, in alto in classifica ed ha il diritto ed il dovere di provarci. Che Ventura abbia fatto un ottimo lavoro è evidente, così come è evidente che abbia commesso errori, come l’altra sera ad Ascoli annullando Kyine dietro le punte. Solo chi non opera non sbaglia, ma reiterare gli errori invece è grave. Bisogna farne esperienza e guardare avanti, con coraggio, con grinta, con determinazione, tutte caratteristiche queste che la squadra ha dimostrato di avere. E con un pizzico di fiducia in più da parte della piazza. Torniamo a sognare, torniamo a crederci, torniamo a volare alti, tutti insieme. Se poi dovessimo cadere giù beh, ci rialzeremo, come sempre abbiamo fatto, più forti di prima. Proviamo a spingere questa squadra a rompere le uova nel paniere a chi, secondo parte dei tifosi, ci vuole tarpare le ali. Schieriamoci al fianco della nostra amata, di quella casacca che non ci fa dormire la notte, prendendo le distanze da chi la osteggia ed umilia da qualche anno ormai e poi, a campionato concluso, tireremo le somme. Forza Salernitana, sempre.

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