Tra le grandi squadre che hanno calcato il rettangolo verde del Vestuti e dell’Arechi c’è anche il “Grande Torino” di Valentino Mazzola. Nel corso degli anni Quaranta il Torino era tra le squadre più forti d’Europa, capace di conquistare cinque scudetti consecutivi e una Coppa Italia. Il palmares granata sarebbe potuto essere più ricco se quel maledetto 4 maggio 1949 l’aereo che riportava la squadra a casa dalla trasferta di Lisbona non si fosse schiantato nei pressi della basilica di Superga. Quella tragedia, che ha colpito non solo la città di Torino, ma tutta l’Italia e l’intero mondo del calcio, ha consegnato il “Grande Torino” alla storia, dando a quell’incredibile squadra un alone di leggenda tutt’oggi immutato.

Nella primavera del 1948 la Salernitana vive il primo campionato di Serie A della propria storia e attraversa un buon momento di forma dopo i due successi casalinghi sul Bari e sulla Fiorentina e il buon pareggio del derby di Napoli. Sulla strada dei granata verso la salvezza si presenta, però, il “Grande Torino”, capolista del torneo insieme ad un ostinato Milan. Per la città di Salerno ospitare il “Toro” è un evento storico che attira migliaia di spettatori dall’intera Campania. Ben nove calciatori del Torino vestono anche la maglia azzurra della Nazionale Italiana: Bacigalupo, Ballarin, Loik, Rigamonti, Castigliano, Ossola, Gabetto, Mazzola, Ferraris. All’arrivo in città sono accolti da numerosi tifosi festanti, ma tra i calciatori della Salernitana c’è il desiderio di mettere lo sgambetto alla capolista. Si gioca di sabato a causa delle elezioni politiche. La Salernitana, per dovere di ospitalità, scende in campo in maglia gialla e bordi granata e fin dal fischio d’inizio si lancia all’attacco. Al 7’ il sogno diventa realtà: Merlin, su cross di Onorato, porta in vantaggio la Salernitana, sfruttando una respinta di Bacigalupo. Il pubblico incredulo è in estasi. In campo i padroni di casa galvanizzati dal risultato continuano ad attaccare spendendo energie preziose. Nel tentativo di infastidire i temibili avversari, la tifoseria salernitana ha sottolineato con fischi e sfottò ogni retropassaggio al portiere torinese. Dopo il gol del vantaggio granata, il portiere Bacigalupo, spazientito delle numerose pernacchie ricevute, chiama a se il capitano Valentino Mazzola per dirgli due parole. Subito dopo, Mazzola richiama a gran voce la squadra impartendo indicazioni e, battendo le mani come per dire <<Adesso basta>>, dà inizio alla riscossa ospite. Infatti, al 17’ Gabetto firma la rete del pareggio. All’intervallo la Salernitana è stremata, tanto che l’argentino Sifredi sbaglia spogliatoio e finisce in quello del Torino.

La pausa non rigenera la Salernitana che continua a faticare al cospetto di un “Toro” scatenato. Senza ricorrere al famoso “quarto d’ora granata”, chiamato dai tre squilli di tromba del ferroviere tifoso Oreste Bolmida, il Torino domina nella ripresa certificando la vittoria con le reti di Gabetto, Ossola e Mazzola per l’1-4 finale. Al 90’ gli sfottò lasciano il posto agli assordanti e sinceri applausi degli oltre 15.000 spettatori assiepati sui gradoni dell’attuale Vestuti. Il Corriere dello Sport racconterà così quella sfida: <<Il Torino ha incassato per primo ma non ha battuto ciglio nella conseguente e immaginabile bolgia di entusiasmo salernitano. Ha pareggiato le sorti nella prima fase e poi si è spiegato con esempio di giuoco e di gol ineccepibili. La Salernitana ha ceduto ma con onore ed esce rafforzata, non diminuita, dalla gara. Tutti dovranno fare i conti con questa squadra che non vuole assolutamente cadere e saranno conti complicati!>>. Quella partita resterà tra le più importanti giocate dalla Salernitana e, forse, è l’unica sconfitta che si ricorda senza dispiacere, ma con un profondo rispetto e orgoglio nell’essere stati, seppur per dieci minuti, migliori di un mito assoluto del calcio mondiale. Anche se non scese in campo, Vincenzo Margiotta rimase colpito e affascinato dal “Grande Torino”: <<Quella squadra poteva giocare anche con una benda davanti agli occhi>>, ricorderà anni dopo il bomber granata. Un anno dopo quella storica partita, il “Grande Torino” perì nella tragedia di Superga, portando con sé anche il giornalista salernitano Renato Casalbore, al quale è intitolata la piazza antistante lo stadio Vestuti.

Il tabellino della partita tratto dal libro “Salernitana – La Storia” di Giuseppe Fasano:

Salerno, 17-4-1948, Stadio Comunale.
SALERNITANA-TORINO 1-4
SALERNITANA: Gambazza, Rispoli, Pastori, Rodriguez, Piccinini, Iacovazzo, Merlin, Vaschetto, Sifredi, Tori, Onorato. All. Viani.
TORINO: Bacigalupo, Ballarin, Tomà, Loik, Rigamonti, Castigliano, Fabian, Ossola, Gabetto, Mazzola, Ferraris II. All. Sperone.
Arbitro: Zilli di Reggio Emilia.
Reti: 7’ Merlin, 17’, 59’ Gabetto, 79’ Ossola, 81’ Mazzola.

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