di Giuseppe Barbato

Poco tempo effettivo, tante polemiche: questa è la sintesi del 31° turno di Serie A, nel quale sono stati segnati 19 gol e hanno dominato le discussioni attorno agli arbitri. Soprattutto nei tre incontri relativi alla lotta scudetto: qui non entreremo nel merito, nemmeno nel rigore fatto ripetere sabato sera. Gli echi di Juventus-Inter si sentono ancora adesso, mentre è scomparsa la realtà di una bruttissima partita sintetizzata dal dato sul gioco effettivo: 32 minuti su 107 totali, cioè il 30%! Allo Stadium non si è giocato e se si è giocato lo si è fatto male: una Juventus feroce agonisticamente ma con pochissime idee e affidata solo alle folate individuali; di contro l’Inter è stata tenuta in piedi dal solito Brozovic e da una prestazione stoica di D’Ambrosio e Skriniar in marcatura. A San Siro non è andata meglio: non si è giocato granché, 50% di tempo effettivo sul totale, e tanta confusione da parte del Milan che realizza 33 tiri di cui solo 7 nello specchio per un totale di 1.84 xG. Pochissimo per battere un Bologna ordinato che nel primo tempo arriva anche ad avere conclusioni interessanti, nella ripresa gestisce senza troppi affanni e finisce 0-0. Ne approfitta il Napoli che si impone con autorità 3-1 a Bergamo e segna un punto fondamentale nella lotta scudetto: gli uomini di Spalletti ci sono e hanno le carte per giocarsela fino al termine. I bergamaschi, di contro, dicono addio al quarto posto e guardano all’Europa League, attuale e futura, con grande attenzione: giovedì si va a Lipsia.

In generale il gioco ha latitato in questo turno, eccezion fatta per alcuni campi dove si sono viste cose interessanti. Al netto dei gol segnati perché, per esempio, chi ama la tattica si è goduto Verona-Genoa. Sfida tra due delle proposte più interessanti del campionato. Anche qua il gioco è stato spezzettato ma per via dell’atteggiamento delle due squadre, fatto di continuo pressing e contro-pressing. Vince l’Hellas che passa subito col solito Simeone e poi nella ripresa contiene bene il Genoa, sfruttando i cambi gioco e superando le linee di pressione rosso-blu che aggredivano molto alte: lo dimostra il baricentro in fase di non possesso degli uomini di Blessin, 53.1 metri. Il Genoa resta sul fondo e non approfitta dei tonfi delle altre. Godibile anche Lazio-Sassuolo, sfida tra due “giochisti” come Sarri e Dionisi che si sfidano con le stesse armi: geometrie e possesso. Vince la Lazio 2-1 che ha il merito di sfruttare bene le occasioni che ha grazie a Lazzari e Milinkovic-Savic: il Sassuolo nell’ultima mezz’ora cerca la rimonta, trova il gol con Traorè ma solo nel recupero. La terza sfida interessante è stata lo scontro salvezza tra Udinese e Cagliari, cioè il Beto-show: il centravanti portoghese firma una tripletta e forse toglie definitivamente i suoi dalla zona pericolo. Il Cagliari, per la prima volta da tempo, esce con le ossa rotte. Un 5-1 che può pesare anche nel morale.

La sequenza delle brutte partite può riprendere, per esempio con Sampdoria-Roma: 1-0 per i giallo-rossi con gol di Mkhitaryan ma va bene così perché questo vuole Mourinho. Non una Roma brutta di per sé ma una Roma che sa essere, quando serve, brutta, sporca e vincente. Di contro Giampaolo vorrebbe qualcosa di diverso dalla Samp ma domenica non s’è visto e la quota 29 resta la più vicina alle ultime quattro. Poco esaltante anche Fiorentina-Empoli, soprattutto nel primo tempo. Poi al 56° la svolta: prima il doppio giallo a Luperto, sul quale gli azzurri si sono lamentati parecchio, poi il gol di Nico Gonzales sulla punizione conseguente. Da quel momento in poi i viola prendono il controllo del match e non lo mollano più. Conclude il quadro della giornata l’ennesimo 1-0, il sesto sulle dieci partite totali: quello di Spezia-Venezia. Gyasi al 94° decide un match dove lo 0-0 sembrava cosa fatta anche perché nei 93 minuti prima le due squadre avevano collezionato, insieme, un xG di 1.03. Decisamente poco: al Picco ha dominato la paura di perdere che alla fine ha fregato il Venezia di Zanetti che non riesce proprio a risalire dal fondo.

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