di Giuseppe Barbato

Pippo Inzaghi che spiega la sostituzione di Basic dicendo “perché Martegani si è allenato bene ed è rimasto in panchina immediatamente” sarebbe sufficiente per descrivere l’assurdo a cui lo stadio Arechi ha assistito al minuto 60. Una dichiarazione che apre il vaso di Pandora e pone una serie di questioni imbarazzanti per il tecnico granata.

La prima è nel fatto che Martegani si trovava in panchina per scelta dello stesso Inzaghi, legittima badate bene. Perché dovrebbe essere la normalità: avere tanta possibilità e scegliere in base alle necessità del singolo momento che possono premiare un giocatore senza svalutarne un altro. Eppure viene raccontata come se fosse un problema. La seconda questione è ancora più grave: com’è possibile accettare una logica doverosa nelle scuole calcio, dove è giusto che non ci siano esclusioni perché il valore educativo vale più del risultato, nella Serie A con professionisti che vivono per questo e sanno accettare la frustrazione, la rabbia, la delusione e la sconfitta? Non può avere legittimità un ragionamento simile ed è forse perfino più grave degli errori del mister stesso, dei giocatori e degli arbitri.

Adesso facciamo un passo indietro e andiamo alla partita. Come ha giocato la Salernitana nei primi 45? E come mai Basic è stato determinante in tutto questo? La Salernitana si è schierata in campo alternando 5-4-1 in fase di non possesso e 4-2-3-1 in fase di possesso. L’impostazione difensiva era la solita, con un blocco medio-basso o molto basso e momenti mirati di aggressione a centrocampo per poi ripartire in velocità. Questa strategia è stata congeniale perché il possesso della Roma è stato sterile, sono mancati proprio i tocchi nell’area di rigore granata e nell’ultimo terzo di campo. Di contro la Salernitana ha creato buone premesse per ripartire senza trovare la conclusione vincente. Ha fatto tanti tiri ma poco pericolosi.

Il tema del tiro dipende in parte da Simy e Ikwuemesi: sicuramente i due sono deficitari nella fase di risalita del campo. Di contro se tu hai tanto campo da coprire o hai una gamba tale per giocare in profondità, oppure hai bisogno di tanti uomini che si inseriscano e non sempre ce la fai. Questa è una delle grandi differenze tra la Salernitana dell’anno scorso e quella di quest’anno, dove l’aggressione alta e la capacità di molti giocatori di accorciare facilitava gli inserimenti senza avere il centravanti che fa tanti gol. Tutto questo fa parte della scelta di Inzaghi, di rinunciare a pezzi di fase offensiva perché la Salernitana non regge in quella difensiva.

Qui interviene l’importanza di Basic che in entrambe le fasi fa un lavoro fondamentale. Partiamo da quella di possesso: la Roma ha provato a costruire con un 3 (o 4)+1 che era sempre Cristante. Il possesso era sempre insistito alla ricerca di un terzo uomo che aprisse gli spazi dietro le linee. Il lavoro determinante si verificava nei mezzi spazi interni, con le ali molto dentro in campo e le mezzali che cercavano di abbassarsi a ricevere palla per scardinare la struttura difensiva. Qui è stato perfetto Basic che non ha mal dato appigli a Dybala, sostanzialmente inoperoso, e Bove, tagliato fuori dal gioco. A sinistra almeno c’era qualche ricezione per Pellegrini ed El Shaarawy, non a caso gli unici pericoli del primo tempo sono giunti da quel lato.

Dopo il vantaggio romanista la partita non si era affatto sbloccata, segno più delle circostanze casuali da cui è nato il rigore di Dybala che da una manovra reale. Di contro il 2-0 è esattamente il frutto di quella costruzione che De Rossi vuole per la sua squadra e non aveva trovato (e non troverà dopo, per la scelta di abbassarsi a difendere il vantaggio). Non a caso è nato proprio da un movimento di Bove che crea la ripartenza, poi rifinita da Dybala che ha quello spazio/tempo per ricevere la palla con qualità e fare la differenza. Tutto questo nasce proprio da quel buco posizionale nato dalla sostituzione di Basic e dalla mancanza di adeguato rimpiazzo tattico in quella zona, comprensibilmente perché Martegani è giocatore diverso che andava sostenuto con un altro adeguamento tattico. Il resto della partita è la disperata e vana rincorsa al pari e fa poco testo.

A livello offensivo Basic è stato l’autore dei principali recuperi alti della squadra, sia lavorando in pressing su Bove, sia facendo i corretti sostegni a Bradaric che ha potuto operare senza affanni difensivi. Con Maggiore costantemente basso per garantire le preventive la squadra ha una fase offensiva se c’è almeno un altro centrocampista che fa questo tipo di lavoro. Altrimenti si giocherà sempre per gli episodi. È quel lavoro che l’anno scorso garantiva soprattutto Lassana Coulibaly e in questo momento, con l’assenza del maliano, pesa terribilmente. Tutti elementi che sono mancati nelle parole di Inzaghi e bruciano perché si può perdere. Si può subire l’errore senza mandare la gente alla gogna, come ha dimostrato la curva a fine partita. A patto di dar loro il giusto contesto.

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