Di Giuseppe Barbato

Pronostici rispettati… o quasi: questa è la sintesi del decimo turno, primo possibile ‘turning point’ del campionato. Eppure non tutto è andato come previsto, ci sono state due eccezioni: la prima la sappiamo molto bene, la seconda ha più effetto ed è il tonfo casalingo della Juventus contro il Sassuolo. Il risultato, in realtà, non è così sorprendente: Allegri non ha sciolto la matassa attorno ai bianconeri, anzi l’ha complicata perché sta mancando l’apporto di giocatori come Chiesa e Locatelli in favore di un gioco asfittico, e solo la vittoria col Chelsea aveva dato qualche illusione. Nel Sassuolo si conferma Frattesi e l’evoluzione del gioco di Dionisi che sembra aver trovato la giusta sintesi tra le sue idee e quelle ereditate da De Zerbi.

La Juve perde altro terreno, Le altre big del campionato hanno tutte fatto punteggio pieno, a cominciare dalle capoliste. Il tabellino di Napoli-Bologna parla di 3-0 e due rigori di Insigne, la partita racconta un dominio totale degli uomini di Spalletti e la conferma dell’asse di centrocampo Anguissa-Fabian Ruiz. Lo spagnolo, autore del primo gol, sta trovando lo smalto dei giorni migliori e accanto al camerunese si integra perfettamente. Il Milan è il solito Milan, versione campionato: nonostante le assenze e il turnover ha sempre delle soluzioni pronte dal mazzo e ottiene i tre punti. Col Torino, il solito Toro gagliardo ma spuntato, non basta il ritorno di Belotti, basta un gol di Giroud che si sta rivelando una risorsa utile. Alle loro spalle resiste l’Inter che vince 2-0 a Empoli, continua la maledizione del Castellani per gli azzurri, una partita solo in parte condizionata dal rosso di Ricci a inizio ripresa: l’Inter era già in vantaggio e ha chiuso il conto con Dimarco. Sono interessanti le occasioni in serie dei neroazzurri, quasi mai finalizzate: segno che manca ancora qualcosa agli uomini di Inzaghi.

Arrivano segnali incoraggianti dalle due romane e dall’Atalanta. La partita chiave, delle tre, è quella della Roma che vince 2-1 a Cagliari, riscattando alcune prestazioni opache degli uomini di Mourinho. Segnalo una curiosità statistica: la punizione di Pellegrini è il primo gol su calcio fermo della sua carriera, dopo ventisei tentativi, e il primo su punizione di un capitano della Roma dopo otto anni. L’Atalanta, a Marassi contro la Samp, si affida ai soliti: Zapata e Ilicic. La Samp aveva trovato il vantaggio con Caputo ma si è spenta abbastanza presto e nella ripresa ha costruito troppo poco per rimontare. La Lazio batte di misura la Fiorentina, gol di Pedro, ma non ha avuto le risposte che cercava dopo Verona: entrambe hanno giocato male, con poche idee e l’annunciato festival del gol, con Immobile e Vlahovic, è stato il festival della noia con i due bomber che hanno sfoggiato l’abito peggiore.

La zona salvezza è, ancora una volta, zona pareggi, con alcune differenze. Udinese-Verona è sembrato un match di fine stagione: equilibrato, un po’ nervoso e con pochi tiri in porta. L’Udinese ha fatto la partita, complice l’immediato di Success, ma si è spento nel corso del match; il Verona ha tenuto palla per la maggior parte del tempo, giocando in ampiezza senza mai tirare in porta e soltanto di rigore ha trovato il pareggio. Anche qua una curiosità: il portiere dell’Udinese, Silvestri, ha subito 17 rigori senza mai pararne uno ed è record negativo nella storia della Serie A. Spezia-Genoa ha rispecchiato l’andamento stagionale delle due squadre: lo Spezia domina, con un gioco reattivo e verticale e paga tragicamente l’assenza di un goleador; il Genoa ha la pazienza di Giobbe, poco da concedere allo spettacolo e quando l’avversaria rincula ottiene ciò che cerca. Stavolta ringrazia Provedel e la solita precisione di Criscito dal dischetto: 1-1 e tutti scontenti.

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