25 anni fa. Un terremoto granata. Lo stadio San Paolo di Napoli “affonda” sotto l’onda della torcida salernitana, sciamata in pellegrinaggio da Salerno per assistere alla finale play-off contro la Juve Stabia del presidente Fiore. Allora fu l’apoteosi di una squadra spettacolo che aveva dettato legge durante tutto il campionato, regalando finalmente ai salernitani una macchina da guerra capace di rendere arte il gioco del calcio.

Una curva e 15mila cuori granata

La curva granata del San Paolo

Per chi quella trasferta l’ha vissuta in presa diretta, il ricordo più netto e stagliato nella memoria è senza dubbio la fotografia della curva dello stadio partenopeo, gremita in ogni ordine di posto da un mare di cuori granata. 15mila o forse anche di più, fatto sta che la battaglia con le vespe stabiesi era già vinta prima ancora del fischio d’inizio. Troppa la spinta del popolo salernitano, bramoso di una vittoria e del ritorno in cadetteria.

La rincorsa di Tudisco

Ciccio Tudisco festeggiato dai compagni al primo gol

L’eroe del San Paolo fu senza dubbio lui. Ciccio Tudisco, anima del centrocampo della Salernitana di Delio Rossi, l’uomo ovunque, capace di lottare su ogni pallone ma anche di tirare fuori dal cilindro giocate di gran classe. Come le due saette spedite nella porta della Juve Stabia nella ripresa, proprio al cospetto di quella curva in delirio.

Le lacrime di Delio Rossi

Il profeta piangeva quel giorno. Conscio di aver materializzato un sogno. Sicuro di aver regalato emozioni indimenticabili. Certo che quella pagina di storia della Salernitana non sarebbe mai ingiallita nei secoli. Il tecnico romagnolo che aveva imparato il linguaggio del calcio da mastro Zeman non poteva non chiudere quella giornata trionfale con un pianto liberatorio. Il pianto della felicità.

Le lacrime di Delio Rossi

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