di Giuseppe Barbato
La sconfitta, pesantissima, di ieri sera ha evocato fantasmi del presente, la retrocessione sempre più vicina, e fantasmi di 23 anni fa: anche all’epoca, soprattutto nella prima parte di stagione, si disse che la Salernitana non era in grado di giocare con tanti giocatori offensivi e un baricentro alto. In pochissimi, allora come oggi, si ponevano la seguente domanda: perché si faceva? All’epoca era un mix di convinzione e ingenuità: negli anni ’90 gli adattamenti tattici erano molto rari e gli allenatori con precise strutture, legate alla zona, erano espertissimi di quel modo di giocare ma non ne conoscevano altri. Avevano solo quello spartito lì e Delio Rossi era esattamente quel tipo di allenatore: l’inesperienza alla Serie A fece il resto. E oggi?
Oggi è un calcio estremamente diverso, nel quale gli adattamenti sono continui e possono essere adottati anche nel corso della partita. Questo a prescindere dallo spartito di base da eseguire. Qui arriviamo alla partita di ieri sera ed essendo un calcio di adattamento bisogna capire come arrivava l’Inter a questa sfida. La squadra di Simone Inzaghi arrivava in astinenza di gol (diciamo che si sono rifatti) per due ragioni: la prima è l’incapacità di finalizzare le azioni prodotte, la seconda è l’incapacità di replicare al pressing imposto dall’avversaria. Le due partite chiave sono le ultime di campionato, contro Sassuolo e Genoa. Partiamo dalla prima, dove il primo gol dei nero-verdi nasce da un pressing alto sui centrali di centrocampo, in questo caso su Gagliardini e Calhanoglu, così poi da generare il recupero palla e la ripartenza attaccando con molti uomini. Il vantaggio iniziale ha consentito agli uomini di Dionisi di unire quella cosa con delle azioni più ragionate, nelle quali attaccare la difesa interista soprattutto con cambi-gioco nello spazio tra il braccetto e il quinto di riferimento. Il Genoa lo ha ripresentato, ovviamente a suo modo perché Blessin, da bravo allenatore cresciuto alla scuola Red Bull, porta avanti una politica di aggressione e riaggressione. C’è un elemento interessante: uno degli attaccanti, in fase di non possesso, va a uomo su Brozovic e gli altri schermano le linee di passaggio vicine al giocatore croato. Ovviamente non lo fanno solo loro ma su quelle soluzioni lì Nicola ha costruito la gara.
Non solo ha costruito la gara così ma è anche riuscito in questo, purtroppo solo per 30 minuti. Quei minuti che mi spingono a difendere le scelte del mister che aveva capito benissimo come e dove si può aggredire l’Inter, perché lo abbiamo fatto. Tutti abbiamo negli occhi il gol mangiato di Verdi, ma come nasce? Da un pallone perso in fase di costruzione che diventa una transizione perché subito scatta la fase di riaggressione, recuperiamo palla e Lassana la porta avanti approfittando di un Inter schierata male: molto sbilanciata sul centro-sinistra senza avere né le linee giuste sul breve sia quelle sul lungo. Kastanos se ne accorge e fa il cambio gioco per Djuric che ha attaccato la profondità. Alle spalle di Dumfries che in quella situazione è scalato a braccetto di destra, quindi esattamente lo spazio che il Sassuolo aveva individuato come critico. Non a caso la Salernitana è stata più efficace, seppur di poco (55,69% e 54,57%), sulle transizioni e non è comune, perfino per le squadre che fanno delle transizioni il proprio punto di forza. E Brozovic? Basta vedere le posizioni medie con Mousset che svaria in fase di possesso ma in fase di non possesso è in mezzo, attaccato al croato e vicino a Djuric che pressa il centrale e/o il braccetto più vicino. Qui c’è il motivo per cui saltano i piani di Nicola: il francese prende un giallo evitabile e piano piano smette di fare quel lavoro. L’Inter si garantisce l’uscita palla di cui ha bisogno, non solo con Brozovic, e dalla mezz’ora in poi prende le redini della partita senza perderle più. Quello che era un possesso equilibrato nella prima mezz’ora (8′ a 7′ per l’Inter) diventa, nei 15 finali, 4’47 contro 1’40. Non a caso in quel momento della partita abbiamo due transizioni molto interessanti ma nella prima nessuno segue Mazzocchi e Verdi e nella seconda è Kastanos a non venire supportato: Nicola, giustamente, si arrabbia perché nessuno ha accompagnato quelle situazioni. La perdita di fiducia e lo sbilanciamento offensivo nel secondo tempo hanno fatto il resto, con l’Inter che ha finalizzato immediatamente le occasioni nitide che ha prodotto (con un xG > 0.40) e che col Sassuolo aveva sbagliato.
Concludo dicendo che è comprensibile arrabbiarsi per la sconfitta, prendersela male perché domani ci saranno le prese in giro e tutto il resto, essere delusi perché la salvezza è sempre più lontana. Però le valutazioni col senno di poi e puramente basate sul risultato sono poco utili. La Salernitana vista ieri sera, almeno nelle prime fasi, era la stessa squadra delle altre gare, con lo stesso atteggiamento delle altre gare, con i giusti accorgimenti per l’avversario che aveva di fronte ed è solamente da queste cose che si costruisce un futuro. A prescindere dalla categoria.