Per essere subito “politicamente scorretti”, è meglio mettere in chiaro un dato di fondo: un ultras autentico vive la sua passione e il suo attaccamento ai colori sociali seguendo un codice – non scritto – di comportamenti, di abitudini, di rituali. E quelli della Salernitana, quelli autentici, vanno in giro su e giù per lo stivale italico a caccia di emozioni. Altrettanto autentiche. Ognuno è libero poi di vederla a modo proprio la trasferta, anche con finalità differenti rispetto a quelle “tipicamente” da stadio. C’è chi ne approfitta per visitare una città che non ha mai visto, c’è chi raggiunge un parente lontano, c’è chi assaggia le prelibatezze del posto. Insomma esiste un universo variopinto attorno alle trasferte. Ma scortare la propria squadra del cuore vuol dire innanzitutto portare addosso i colori della Salernitana, difendendone l’onore ed il rispetto ovunque. E tale rispetto si difende anche evitando di restare a braccetto con chi si è più volte professato “amico” di storici rivali della Salernitana. Andando anche in quelle curve avverse a fare il tifo contro la squadra granata. Ma – lo ripetiamo – ognuno è libero di comportarsi come meglio crede. Anche a scapito della dignità della nostra storia e della nostra curva. Come sempre, sul lungo periodo, il tempo ci dirà chi davvero ha seguito la squadra ovunque, con ogni tempo e condizione di classifica solo per stare accanto a “sua Maestà” e chi invece ne approfitta per fare delle goliardiche scampagnate fuori porta. Se ci volete, intanto, ci troverete sempre lì. Su quei gradoni, con la sciarpetta al collo, sotto la pioggia, a mangiare un panino portato nello zaino e ad urlare a tutti “Sono nato a Salerno, pisciaiuolo morirò”.

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