S’immaginava tutt’altro ritorno a Perugia, Serse Cosmi. Un campionato faticoso, la scomparsa di Gaucci, il virus che ha azzerato tutto. Il tecnico si è raccontato alla Gazzetta dello Sport. Ecco la sua intervista:

«Adesso sono a Brufa con moglie e figlio. Mia figlia è a Ponte San Giovanni. Si annoia? Non tanto, ascolto la musica, guardo la tv, anche le vecchie partite della Nazionale. E poi qui in campagna si sta bene. Ai giocatori abbiamo mandato un programma di lavoro personalizzato. Per quello che può servire, la ripresa non sarà semplice. Come vive Perugia questo momento? C’è paura, ma la situazione non è tragica come al Nord. Ho amici a Brescia che mi raccontano cose terribili. Mi interessa poco dei campionati, pensare al calcio è una follia adesso. Ora bisogna salvarsi nella vita, non dalla retrocessione. Telefonate ai tifosi? Una bella idea della società per restare vicini alla nostra gente, sono coinvolti anche i giocatori. Come ha trovato Perugia dopo 16 anni? Un po’ intristita, direi impigrita. É un momento particolare, non è solo questione di presenze allo stadio, ricordo che con Gaucci c’erano 15mila tifosi sugli spalti. Bisogna ricreare quella mentalità vincente che si fatica a vedere. Perugia è sempre stata una piazza di primo piano, in tempi recenti da qui sono passati giocatori di A come Politano, Spinazzola, Mancini per fare qualche esempio. Dobbiamo cominciare un altro ciclo. Ma non sono assolutamente pentito della scelta, questo periodo difficile mi ha fatto capire quanto amo la squadra, la città. Ora usciamo da questo dramma e ripartiamo. L’obiettivo restano i play-off. Gaucci? Una perdita enorme, sapevo che stava male, ero in contatto con i figli. Non posso dimenticare quello che ha fatto, ha cambiato la mia vita e quella della mia famiglia. Cos’è successo in campionato? Pronti via, abbiamo perso col Chievo, poi le due vittorie consecutive ci hanno illuso. Non tutte le 5 sconfitte di fila sono meritate. Dovremmo avere tre punti in più. L’1-0 con la Salernitana può dare la svolta. Dichiarazioni contro la squadra? Non sono pentito, i giocatori avevano avuto un atteggiamento inaccettabile. Non mi piacciono le mezze parole, volevo farmi capire e il presidente era più arrabbiato di me. Sorprese? Spezia e Crotone giocano un calcio spettacolare. Il Benevento fa un campionato a parte. Giovani forti? Dico uno dei nostri: Nicolussi Caviglia, può crescere tanto. Poi dico Ricci dell’Empoli e Caligara del Venezia. Cosa non rifarebbe? Il 4-3-3. La squadra segnava poco e ho cambiato. Il marchio di fabbrica resta il 3-5-2».

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